Giuseppe Armando (Pippo), bancario allora, locandiere ora, racconta così quei momenti:

Alla fine degli anni 50, in un campo vicino alla mia abitazione, tra i ponti di Gesso, (ponte stradale e ponte della ferrovia, a Borgo San Giuseppe)  sulla destra orografica, un gruppetto di tedeschi ( due coppie) erano soliti accamparsi in primavera per un periodo di circa due settimane.
Arrivavano a bordo di un maggiolone  con un tandem agganciato al cofano e grossi pacchi sul tetto, una chitarra e tutto il necessario per vivere all’aperto. Un’apertura sul mondo decisamente nuova ed inusuale per un ragazzino che nelle ore libere da scuola stava ad osservare perplesso ed incuriosito, tanto più che giornalmente si spogliavano senza falsi pudori per indossare delle combinazioni in gomma e, aperti i grandi pacchi, montare delle intelaiature su cui calzare un rivestimento di tela gommata.
Erano dei Kajak come quelli esquimesi, visti nelle illustrazioni qua e là, e come risaputo poi, imbarcazioni tuttora prodotte dalla Klepper con i dovuti aggiornamenti.
Immaginate cosa volesse dire per un bambino permeato di letture e di fumetti di avventura, vedere questi marziani  scendere  cavalcando le onde gonfie del Gesso ( non ancora irreggimentato dalla diga di Entracque,  ed è del 57 la piena che allagò Tetto Cavallo formando una specie di lago tra la riva prospiciente il santuario degli Angeli  e la strada statale per Boves), per poi cambiarsi ridendo per la gioia ed inforcare il tandem ( per il recupero dell’auto). All’imbrunire poi,dopo aver chiesto dell’acqua potabile, seduti di fronte alla tenda canadese, strimpellare e cantare liberi, senza apparenti pensieri. CHE BELLO!!!!
Anni dopo, nel contesto di una conversazione sullo sport nell’ambiente di lavoro, un collega( si era tutti molto giovani) dice di aver trovato lo sport del futuro dopo aver visto dei canoisti francesi nell’Ubaye.
Riaffiorarono i ricordi di quei tedeschi e presi dall’entusiasmo si decise di prendere informazioni sulla canoa, su dove si potevano acquistare, sui materiali necessari alla sua pratica. A Torino i quel periodo  c’era il Salone dello Sport e della Montagna e là acquistai una muta da sub in due pezzi, tanto per cominciare, anche se tutti gli altri lasciarono cadere la cosa per i motivi più diversi.
A questo punto il percorso era iniziato e sentito che  a Fossano  c’era un gruppo di canoisti presi contatto con loro e andai a conoscerli. Il loro luogo di incontro era situato presso trattoria vicino al fiume, con ammesso un allevamento di trote. Purtroppo  a causa di un incidente sul fiume di uno dei soci il gruppo  non esiste più. Facevano  capo ad una federazione non aderente al CONI fondata da Guglielmo  Granacci, un ex ferroviere di Milano, personaggio entusiasta ma non allineato sulle posizioni del CONI. Ottenni però due numeri arretrati della rivista “ FIUMI” da cui attingere preziosissimi indirizzi per iniziative, attività e materiali.
In quel periodo venne assunto  in banca dove lavoravo , Ettore Zauli per un periodo di prova.
Subito entrammo in sintonia, in virtù di un comune feeling con l’acqua. Lui era stato bagnino nella piscina di Savigliano che stava precorrendo i tempi con le sue proposte e colà lavorava con Agostino Meschi, attuale responsabile della piscina comunale di Cuneo. Scoprii che  tutt’e due erano stati protagonisti di goliardiche discese sul torrente,nei modi più disparati.
In contemporanea, Aldo Meinero e Giuseppe (Beppe)  Anfossi incontrarono Roberto D’Angelo, già valido canoista,  ad una gara di sci da fondo ad Aisone. Sullo spunto del rumoreggiare del fiume lontano ebbero  notizia di questa disciplina che si praticava non così lontano, a Torino ed Ivrea. Aldo, che era amico di Ettore Zauli, sentì da questo  delle aspirazioni di Pippo ed un giorno si presentò in banca: nacque così, da una normalissima presentazione, il nucleo della canoa a Cuneo.
Seguendo le indicazioni ricavate dalla rivista contattai  Roberto D’Angelo che ci invitò ad Ivrea per darci i ragguagli su questa disciplina e sui materiali necessari.  Ivrea era allora l’unico centro canoistico veramente preparato tecnicamente e agonisticamente, seguito sin dagli inizi dal gruppo sportivo Olivetti. Lì praticavano seriamente l’attività atleti talentuosi, tra i quali i selezionati per rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Monaco quali Mario Di Stazio ( velato antagonista di Roberto D’Angelo), Mazzarella , Roberto e Beppino D’Angelo. Questi avevano “stampato”, copiando un modello prodotto in Germania una canoa da  gara e  avevano avviato un piccolo cantiere producendo la Olimpia 400Prijon.
Ne comprai una, color bronzo,  mentre Beppe ed Aldo decisero di unire i loro destini con una canadese doppia.”
Non si aveva idea di come affrontare una confluenza, né di come ci si potesse fermare, per cui si adottarono gli espedienti più audaci come aspettarsi a turno a valle di una curva per “placcare” la canoa, o buttarsi nella corrente con salvagente e grembiulino paraspruzzi per vedere l’effetto che la corrente determinava.L’osservazione attenta del duo Meinero/Anfossi e l’assidua loro partecipazione alle prime gare portarono ad una rapida maturazione tecnica e il livello delle conoscenze aumentò decisamente.
Inizialmente l’attività sportiva agonistica venne fatta con i colori dell’Ivrea CC,mentre quella amatoriale si sviluppò spontaneamente e raccolse subito altri simpatizzanti come Luigi Bergese, Enrico Bagnasco, Rovere Oscar e altri. Per consentire ai nuovi arrivati di avere materiale a prezzi abbordabili, Anfossi e Meinero avviarono un mercatino di canoe usate comprate sui campi di gara.. Arrivano così le prime Feuillette, dal grande volume ed alcune canoe combinate.
Nel 1973 durante una discesa del Gesso con molta acqua, persi la  canoa nel fiume, a seguito di un brutto bagno e riuscii ad prendere la riva con molta fatica. Non volendo però cambiare modello di imbarcazione chiesi al cantiere di Ivrea una nuova canoa.
Questa tardò ad arrivare, e quando dopo lunghe insistenze fu disponibile, mi sentii chiedere tra il serio e il faceto se in futuro non fosse il caso di costruirmela.
Avevo già avuto dei contatti con la vetroresina, costruendomi un paio di spoiler per gli scarponi da sci (allora gli scarponi erano alti al malleolo) e modificando la carrozzeria della moto da cross; tramite contatti di lavoro , avevo conosciuto sia la Moldresin di Dronero, che la ditta Baggi che era leader nel settore e ottenni da loro materiale ed indicazioni per l’uso.
Con molta comprensibile paura, prima di metter in acqua la canoa nuova, la coprii di gelcoat e resina ed ottennni il primo stampo di una canoa realizzato nel cuneese.
L’operazione funzionò e da quel momento quello stampo dette molte soddisfazioni, in quanto la sua utilizzazione permise la costruzione di molte altre canoe.
Facendo partecipe di queste nuove tecnologie anche Beppe Anfossi, iniziò una specie di competizione costruttiva. Anfossi e Meinero si procurarono il C2 campione in Francia, lo modificarono in coda abbassando la coperta per passare meglio nelle porte da slalom, ne realizzarono uno stampo e di qui ricavano un C2 leggerissimo per quei tempi, lo stesso
modello che si è usato da noi fino al 79.
Pippo realizzò poi un nuovo stampo da una canoa di marca  Lettmann, e cominciò a sua volta a fare..modificare.. fino a che,stanco di costruire canoe per i nuovi amici, prestò quello dell’Olimpia 400 alla Moldresin perchè ne facesse uno stampo e a sua volta  soddisfare le richieste deel nascente mercato canoistico. Fu così possibile avere canoe montate o in kit di montaggio, a basso costo. Questo passaggio permise a chi voleva avvicinarsi a questo di potersi dotare della necessaria attrezzatura senza grandi difficoltà.. Addirittura venne realizzato un
dattiloscritto con tutte le indicazioni, corredato con schemi e disegni, per il montaggio de kit  comprendente anche le informazioni tecniche canoistiche di base.
Nel 74 si ritenne che Il momento fosse maturo per creare un Club proprio. Con i consigli e la supervisione del plurititolato Roberto D’Angelo, si costituì il Cuneo Canoa Club con il benevolo patrocinio del Dr. Palanca, Presidente del CONI di Cuneo.
Il nuovo sodalizio si presentò organizzando nel 1975, il 15 maggio ( nelle prove nevicava), un prova di Campionato Italiano.e per la prima volta si usarono delle canoe specifiche da discesa: Meinero/Anfossi su un C2 acquistato  a Verona ed io su un Prijon phantom di terza mano.  La gara sarà l’occasione per conoscere nuovi personaggi che accompagnarono l’attività per molti anni, ma soprattutto per comprare una buona canoa da un testa di serie: una Phantom costruita  dal produttore milanese Alessandrini, realizzata in diolen/carbonio e di proprietà di quel Bernasconi
che aveva fondato il centro canoa della Valsesia.
Nell’estate, nelle varie frequentazioni dello Stura, maturò l’idea di realizzare un tracciato di slalom nelle gole dell’Olla Alla realizzazione del progetto parteciparono anche due canoisti germanici conosciuti in Val d’Enza ed invitati a Cuneo, Ernst Kaper e Frank Uwe che si prodigarono in consigli, oltre che a omaggiare Aldo e Pippo di due magnifici caschi Romer, ben diversi da quelli da hokej su ghiaccio finoad allora usati.
In quel periodo prese consistenza l’idea di realizzare una canoa corta da torrente. Fu così che , mentre Anfossi sviluppava un maxi C2 da discesa modificando il vecchio, io assemblai, tagliai modificai e creai la PAPERINA.
Questa canoa nacque corta, piatta e con la possibilità di aggiungere terminali in punta e coda per raggiungere le misure minime per poter ottenere l’omologazione per le gare di slalom ( questa possibilità sarà poi preclusa dai regolamenti di gara).
Solo in un secondo tempo venne aumentata di volume ed adottata da molti canoisti e fino all’avvento delle canoe corte di serie ha permesso notevoli evoluzioni.
Nel frattempo l’equipaggio Meinero/Anfossi fece sognare tutti vincendo alla grande i Campionati d’Italia di slalom negli anni 1975/76 e 1976/77 e conseguendo l’argento nella specialità discesa. La  stampa locale diede molto rilievo a queste vittorie e l’idea della canoa allargò i suoi confini, fino ad allora legati al passaparola e alle conoscenze di praticanti.
Io gareggiavo come singolista, nel K1.
Il 1976 fu un anno di grande sviluppo.
Il 25 marzo acquistarono tutto l’equipaggiamento e si iscrissero al club Gigio Gallo e Marco Botto, apripista di una serie di insegnanti ISEF che furono la spina dorsale della società per preparazione fisica e la didattica.
Nello stesso anno si aprì una collaborazione con il Panathlon di Cuneo che fu di sprone ad allestire il campo di slalom nelle Gole dell’Olla. Con una ulteriore supervisione di Roberto D’Angelo, io, Aldo e Pippo unitamente a diversi appartenenti della Pro-loco di Gaiola lavorammo per settimane a disboscare e preparare un sentiero di servizio sulla sponda destra fino realizzare in embrione quanto esiste tutt’oggi.
Si avvicinarono ai cuneesi, nel frattempo, appassionati dalla provincia che crebbero inizialmente nelle fila del CCC per poi fondare in un secondo tempo un loro club.
Nacquero così il Ceva CC, di Edoardo Dotta, il gruppo dell’Hydra di Carignano e secondariamente un nucleo a Savigliano ed uno a Mondovì.
Nello stesso anno, arrivò il primo C1,Lettmann da slalom acquistato a Torino, seguito da un altro C1, un Feuillette da discesa!
Il 31 maggio , io acquistai dall’ASA di Milano, una HAJ coda tronca Prijon da cui prontamente realizzai uno stampo. Da questo, si realizzarono molti esemplari di questa buona imbarcazione. Essendo una  canoa molto specificasi sperimentarono nella sua realizzazione nuovi materiali, come il kevlar e il carbonio, ibridi come il djolene,il derakane ed altro con grande attenzione ai pesi.
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Arriva il 1977, e da un bozzetto fatto un po’ per giuoco da Pippo, con l’appoggio della ditta CAVALLO
SPORT,arriva la prima maglia sociale, di giusto peso e con uno scollo semiquadro che ne facilita la
vestibilità; dopo accese discussioni si è deciso per il colore vinaccia (bordeau) che ben si accosta a qualsiasi
altro colore, tanto che molti canoisti di altri club ne acquisteranno lodandone la fattura. A esaurimento
della partita, se ne faranno altre con varianti, ma senza raggiungere l’equilibrio del primo modello.
Nell’estate si organizza la prima trasferta internazionale di massa. Si va tutti a Seu d’Urquell nei Pirenei
dove si cercherà, tra gare ed escursioni , di farsi onore. Nello slalom Pippo userà la paperina aggiornata
nelle punte, Aldo, da singolista, come tanti altri userà il Lettman mentre nella gara a squadre di discesa tutti
scenderanno con il coda tronca, ma su tutto rimane forte il ricordo di un magnifico stare insieme in mezzo
ad una umanità simpatica ed eterogenea. Forte l’invidia della bravura nell’eschimo ( in piscina, in un’acqua
lurida) degli atleti scozzesi.
Già Pippo , dopo due drammatiche esperienze ( Ubaye 74 e Pesio 76) aveva ravvisato la necessità di
acquisirne la tecnica, ma salvo poco chiare indicazioni da canoisti tedeschi, non era possibile farselo
insegnare da alcuno. Con questi presupposti, con l’aiuto volenteroso di un amico compagno di vacanze che
ne favoriva/aiutava la manovra, nel corso delle vacanze al mare ad Albenga ed utilizzando il Phantom,
faticosamente arriva alla maturazione del gesto. Smontandone la dinamica e mimandolo a secco,
finalmente ne diventa padrone, ma solo nell’ autunno del 79 si promuove il primo corso in piscina.
Non è facile, le canoe devono essere per regola disinfettate con amuchina prima di scendere in acqua, ma è
fatta. Per molti anni si ripeterà il corso, fino al successo individuale in sole 4 lezioni, anche a persone a
digiuno di canoa.
A completare l’anno, un folto gruppo va in escursione sul mitico Verdon, mentre a Settembre, per
promozione e su spinta della Federazione Canotaggio- Commissione canoa di Torino, si organizza il 1^
Campionato Piemontese, che sarà il primo di una serie lunghissima: come novità e seguendo la norma di
gare molto titolate, a cura di Pippo si inizierà a realizzare ad hoc delle dime di punzonatura con lo scopo di
verniciare il logo della gara sulla canoa che sarà un vero e proprio ambito vezzo per molti anni.
Con la fine della stagione, Beppe comincia a disinteressarsi, pago dei successi, e si allontana velatamente.
1978: si ottiene l’organizzazione del Campionato Italiano di discesa. Si farà sul Pesio, che nell’immaginario
collettivo cuneese è il più tosto, ma l’alea del livello del torrente è molto alta. La fortuna assisterà il CCC che
aprirà con questa manifestazione una nuova proposta in quanto ad asprezza tecnica e che sarà a lungo
ricordata: molti club scriveranno entusiasti lettere di ringraziamento per la bella giornata di sport. Non ci
sono atleti locali nell’ordine di partenza perché tutti impegnati nel salvamento. E’ il 13 maggio e il 26 arriva
Ginetto Marengo, che Pippo già conosce per vecchi trascorsi aeromodellistici. A lui presterà in seguito uno
stampo di C1 e Ginetto sarà il primo singolista canadese “serio” come applicazione.
nel 1979, a febbraio, si promuove il primo corso allenatori, che saranno la base degli istruttori, fase
embrionale del corpo Maestri.
Si ottiene il mandato per organizzare il Campionato Italiano di slalom sull’ ormai collaudato campo dello
Stura. Per evitare grane con i residenti si comincia a pagare una quota di affitto per il passaggio al campo:
una piccineria che mostra quanto poco importi ai locali.
Sarà comunque una bella competizione, con la prima volta dell’equipaggio Meinero/Armando. Aldo, orfano
di Beppe, convince Pippo a prenderne il posto sulla canadese e da quel momento il duo resterà legato per
tutto il loro periodo di attività.
Il risultato di spicco della giornata sarà la vittoria dei C2 nella gara a squadre, con
Meinero/Armando,Odasso/Aimar e Gallo/Marengo.
In questa occasione inizia la collaborazione con la Cuneo Sub per quanto concerne il salvamento: sarà la
loro prima prestazione in acqua mossa.
Nel 1980 si rifiuta l’organizzazione dei campionati di discesa perche troppo onerosa per il terzo anno
consecutivo, ma, tra altre manifestazioni minori, si propone la Tre Fiumi: gara di endurance assoluta, si
snoda per 23 km partendo da Vermenagna, buttandosi nel Gesso per finire nello Stura. Gara durissima e
combattuta, molto entusiasmante.
Utilizzando la piscina scoperta e in accordo con la GIS si attua il 1^ Centro di avviamento allo sport della
canoa, coinvolgendo numerosi ragazzi delle scuole.
La numerosa partecipazione delle leve giovanili e il conseguente aumento di numero degli iscritti,
suggerisce l’acquisto di un carrello che viene allestito per il trasporto canoe. E’ il 1981 e per il momento al
traino ci pensa il Ford di Aldo. Solo più tardi si comprerà una vecchia Peugeot 404 familiare a 7 posti che
sarà in onorevole servizio a lungo, fino ad essere poi rimpiazzata da un pulmino Volkswagen a benzina.
La continua penuria di risorse sarà per molto tempo il limite del parco mezzi: il gettito finanziario veniva
solamente dalle quote associative e dai contributi del CONI commisurato alle prestazioni, che
nell’immediato erano sostenute personalmente dagli interessati. Il poco da amministrare, per scelta, era
destinato a sovvenzionare i ragazzi aspiranti atleti, partecipando alla spesa per l’acquisto imbarcazioni,
pensando in questo modo che ne sarebbero stati molto responsabili. La generazione dei ragazzi di allora
dette grandi soddisfazioni: Duvina, Faroppa, Bausone, i fratelli Rabbia e tanti altri, per molto tempo
occuparono il podio di tante gare.